Un’altra piazzamento nella top ten. Ieri non potevo chiedere di più viste le condizioni che ho partecipato alla gara. Purtroppo questa settimana ho sbagliato un allenamento in bici che ha compromesso un pò tutto l’avvicinamento al 70.3 sia in bici sia a piedi. Martedì ho fatto un allenamento molto muscolare in bici in salita che mi ha provocato un tale dolore alle gambe che non sono mai riuscito a correre a piedi per tutta la settimana. Ho fatto un tentativo Mercoledì ma mi sono dovuto fermare dopo pochi minuti e tornare indietro camminando. Già avevo solo tre settimane di allenamento nelle gambe in più ho dovuto saltare tutta la scorsa settimana.. la voglia di fare bene a volte mi fà commettere degli errori.
Quest’anno purtroppo, come ormai noto, ho avuto grossi problemi ad un tallone ed a un tendine d’Achille che mi ha tenuto completamente fermo per quasi quattro mesi fino a fine Aprile. Adesso le cose vanno meglio anche se ho ancora problemi ma tappo le orecchie e faccio finta di non sentire nulla.
Veniamo alla gara: Parto il Venerdì nel primo pomeriggio dopo un ultimo allenamento di nuoto. Nel viaggio di andata, nei pressi di Vienna, ho avuto anche un fuori programma…. un controllo stradale della polizia Austriaca. Stavo viaggiando nella corsia centrale quando ad un certo punto una normalissima Audi grigia è diventata un albero di natale di luci rosse e blu con una scritta luminosa in tedesco e un poliziotto, agitando la paletta, anch’essa tutta illuminata, mi fa accostare in un autogrill. Scendono dalla macchina e mi chiedono i documenti. Controllano la macchina e vedono all’interno bici, scarpe, ruote. Mi chiedono dove stessi andando con tutte attrezzature sportive. Gli spiego il motivo del mio viaggio. Gli dico che ero un triathleta professionista e che stavo andando a St.Polten per fare il 70.3. Come rafforzativo ruffianesco gli dico anche che l’avevo vinto nel 2008. Rimangono sorpresi e ammirati. Cambiano completamente atteggiamento e ci mettiamo a parlare di triathlon per più di venti minuti. E stata una scena abbastanza simpatica vedere come l’atteggiamento iniziale serio e impettito alla fine sia diventato così amichevole e rilassato. Prima di ripartire mi hanno pure stretto la mano come due fans facendomi i migliori auguri per la gara. Questo per far capire anche quanto sia sentito il triathlon in questi posti. Come se in Italia venisse fermato per un controllo un giocatore di seria A del calcio. La mattina seguente, come al solito, prendo i pacco gara, faccio la prova nuoto del primo lago per testare la temperatura dell’acqua, le sensazioni e mollare un po’ le braccia. Subito dopo, anche, un’oretta di bici agile per tentare di scrollarsi di dosso quel dolore micidiale alle gambe che ero portato dietro per tutta la settimana dopo quel fatidico Martedì.
Partenza! Nuoto abbastanza bene, a poco più di 2′ da Macca. Il mio obiettivo era quello di uscire prima dall’acqua dall’Austriaco Weiss, vera e propria motocicletta in bici, per poi tenerlo per tutta la seconda frazione e scendere in T2 assieme. Una volta tanto volevo sfruttare il punto di riferimento di un’altro e non fare gara solitaria in rimonta. Pensavo di uscire con un minuto di vantaggio su di lui ma quest’anno ha fatto passi da gigante tanto da nuotare spalla a spalla dai primo all’ultimo metro. Corriamo in transizione assieme ma sono molto più veloce di lui nel partire in bici (circa 30″). Faccio i primi 20 km in autostrada molto forte, quasi sempre oltre i 50kmh sfrecciando accanto a quelli usciti prima di me. Si esce dall’autostrada, dò un’acchiata al computerino e segnava una media di quasi 49kmh. All’inizio della salita mi supera Weiss e inizia il mio progetto fino alla T2. Prendiamo e seminando i pochi atleti rimasti tra noi e la testa della gara. Nello scollinare la prima salita ho avuto anche un inconveniente tecnico con la bici… nel cambiare rapporto dal 39 al 53 mi cade la catena e, nel tentativo di rimeterla su pedalando senza fermarmi, và ad incastrarsi tra il 39 e il telaio. Mi passano i cinque sei atleti che ancora erano con noi. Subito mi piego sul telaio e la prendo con la mano da sotto la corona, la disincastro e la ripongo sul 39. Appena la tiro su sul 53 faccio un volata sugli ultimi strappetti prima della discesa tentando di recuperare i 20″ di distacco persi causa l’inconveniente. Ripasso a doppia velocità i sei atleti che, immagino, si saranno sentiti male vedendomi passare a quella velocità in salita. Mi tuffo nella discesa e riesco ad rientrare su Weiss verso le ultime curve prima di entrare nel tratto lungo il Danubio della parte centrale. Sarò solo io a riuscire a rientrare , gli altri invece no e scompaiono in pochi km alle nostre spalle. Poco dopo raccogliamo Raelert e Kuttor che si erano staccati dal gruppo dei primi .L’unico a riuscire nell’impresa di sostenere il ritmo dell’Austriaco è stato Raelert che poi è finito sul terzo gradino del podio mentre Kuttor si stacca abbastanza precocemente . Nonostante il dolore atroce alle gambe riesco a tenerlo meglio in salita che nei tratti veloci. Praticamente sono riuscito a fare quello che mi ero prefissato ,solo che adesso servirebbero anche le gambe per correre ma purtroppo la somma dello scarsissimo allenamento a piedi e quel bastardo dolore alle gambe non mi fanno correre come vorrei. Faccio un T2 veloce ed esco primo fra noi tre mentre il gruppo dei primi è ancora a circa 1 minuto avanti. Parto abbastanza bene, attorno 3′30″/km ma a tre quarti della pista, dopo circa 500m, mi passono Raeler e Weiss ad una velocità tale che mi sembrava di essere fermo. Sicuramente erano attorno a 3′/km tanto da sparirmi da davanti in pochissimi km. Mi difendo come posso e porto le gambe all’arrivo anche perché dietro di me ormai c’era il vuoto. Più di così nella corsa non potevo fare. Sò che valgo svariati minuti in meno e lavorerò duro per limarli. Voglio tornare a correre come sapevo fare prima della pubalgia e della tallonite, mi serve un pò di tempo. Le condizini della gara sono state molto differenti rispetto l’anno passato infatti c’era la quasi completa assenza di vento per oltre metà gara e una temperatura che al massimo ha toccato i 18 gradi favorendo le grandi prestazioni. Nel 2009 c’era vento e un gran caldo. Il tempo finale lo testimonia soprattutto nella frazione ciclistica.
La qualità dei partenti a questo genere di gare è salita in modo esponenziale in pochissimo tempo. Attualmente me la cavo abbastanza bene a nuoto e in bici ma sono convinto che se torno a correre come un tempo posso rendere la vita dura a molti per la vittoria.