20 Sep 2008
UN’ESTATE TRAVAGLIATA DALL’IRONMAN AUSTRIA ALLE HAWAII
Rieccomi quà dopo un lungo periodo di assenza. Un’estate travagliata passata tra cure e periodi di riposo a causa della pubalgia ,all’infiammazione dell’adduttore, della zona inguinale e al bicipite femorale.
Tutto è incominciato 10 giorni dopo il doppio olimpico dell’Elba.Avevo incominciato i carichi di lavoro per l’ironman di Klagenfurt con potenziamento in bici ,lunghi a piedi e combinati bici-corsa.
Sceso dalla bici dopo aver percorso un discreto numero di km in bici sento una fitta alla zona inguinale, mi fermo un attimo poi riparto piano, sembra una cosa passeggera e continuo la corsa.
Da quel giorno in poi è stata un’escalation. Incomincia a diramarsi nella zona pubica costringendomi a non fare più le virate in piscina. Incomincio a farmi vedere specialisti a sottopormi a terapie e riesco a convivere con il problema senza però gareggiare preservandomi per l’ironman d’Austria. Arriva quel giorno, nuoto bene, in bici anche .Attorno al km 40 ero assieme ad Hempel (classificatosi 3zo),avevo nel mirino il gruppo dei primi ero a pochi secondi ma ad un tratto la ruota posteriore cede e all’uscita di una curva in discesa mi ritrovo in mezzo ad un campo senza capire il perché. Rimonto in strada, guardo la ruota e sembra che non abbia niente di strano, riparto ma non vado avanti. Mi rifermo e prendo la ruota lenticolare in mano e mi accorgo che si è scollata la flangia interna alla ruota e di conseguenza tocca sul telaio e sui freni . Resto a bordo strada 4/5’ poi arriva l’auto dell’assistenza e mi cambia la ruota. Riparto e riprendo un gruppo avanti . Resto con loro fino a 20 km dalla zona cambio ma poi le gambe cedono e faccio il mio ritmo fino alla T2. A malincuore decido di non correre per tentare di rifarmi subito nell’ironman Americano di Lake Placid.
Parto il mercoledì mattina, dormo a New York a casa di due amici di Bonelli poi il giovedì mattina parto in macchina in direzione nord verso Lake Placid ai confini con il Canada.
LA GARA: L’acqua è calda 23.7°al limite da vietare la muta (24°). Nuoto bene esco nelle prime dieci posizioni ma uscendo dall’acqua ho una brutta sorpresa :ha incominciato a diluviare e l’aria è a 15°. Non smetterà più fino a notte fonda. Faccio il mio ritmo non curandomi di quello degli avversari. Il percorso è piuttosto duro , quasi 3000m di dislivello su due giri da 90km. Reggo bene fino al km150 ma poi le gambe di punto in bianco mi abbandonano nuovamente. Gli ultimi 15km di salita che mi portano in zona cambio sono un calvario. Arrivo in zona cambio mezzo congelato e a fatica riesco a mettermi calze e scarpe poi tento di correre. Faccio 5km,nonostante stia correndo ho freddo e mi fa male la gamba. Sotto questo costante diluvio decido di tornare indietro mestamente sotto la tenda a riscaldarmi. Lì c’è già il Portoghese Marques sotto una coperta che stà tremando come una foglia e da lì non si sposterà per circa due ore. Continua ad arrivare gente che non si regge in piedi dal freddo. Finisce quì e il martedì me né torno a casa.
Decido di rimanere fermo un po’ con la corsa e di curare gli acciacchi. Non gareggio più fino a fine Agosto con due brevi parentesi nello sprint di Tarzo e di un olimpico in Austria dove mi classifico rispettivamente 6° e 3° senza fare allenamenti veloci nella corsa. Continuo con i massaggi e terapie ma la situazione rimane stabile. Alcuni giorni và bene altri meno.
Rincomincio ad allenarmi a piedi,faccio qualche lungo ma non riesco a correre più di 23/24km dopodiché devo fermarmi. A mio malincuore rinuncio al campionato Europeo di lungo su di un percorso che mi piaceva molto, ma 30 km sono troppi e la maglia azzurra và onorata al meglio.
Decido di partecipare al 70.3 Monaco al quale ero iscritto d’ufficio visto che mi sono sempre piazzato nei 10 in tutte e tre le edizioni della gara.
Anche qui un buon nuoto e una bella rimonta in bici mi permette di risalire fino alla 7ma posizione al termina della frazione ciclistica. Parto bene anche a piedi, forse anche troppo, raggiungo velocemente la 5ta posizione che terrò fino a 5/6km dalla fine. Attorno al decimo km incomincia a darmi noia la gamba. Incomincio a calare e mi riprende McCormack al km 16 e poi gli altri ,tutti negli ultimi 2km relegandomi al 10mo posto. Ho corso 7’ in più rispetto all’anno prima e questo è tutto dire sulla mia condizione attuale nella corsa. Con una corsa solo normale sarei arrivato 4to anche quest’anno mettendomi dietro fior fior di campioni ma più di così non potevo fare.
Dopo tre giorni di riposo riprendo con gli allenamenti. Mi dedico soprattutto alla bici. Continuo con terapie ,massaggi e visite da osteopati vari. Faccio inoltre una risonanza magnetica dove si nota appunto questa pubalgia e l’infiammazione dell’adduttore di destra. Faccio ancora due tre allenamenti a piedi e poi mercoledì scorso un lungo in bici simulando l’ironman su un percorso ondulato. Purtroppo la gamba mi fa male anche in bici adesso, non solo a piedi.
Mercoledì sera ho un’altra visita da un bravo specialista dove andavo quando avevo problemi fisici da ciclista. Lui mi trova non solo l’origine delle mie magagne ma anche una forte intossicazione interna e un’elevatissima acidità . Mi sconsiglia vivamente di partecipare alle Hawaii in queste condizioni altrimenti rischierei veramente danni molto seri.
Purtroppo, a mio malgrado, i dolori l’hanno avuto vinta sulla mia forza di volontà e non parteciperò all’ironman di Kona e quasi sicuramente anche all’altro campionato del mondo su distanza mezzo ironman a Clearwater in Florida E’ già dura ottenere un bel risultato essendo al 100% se poi si hanno tutti questi problemi fisici non né vale la pena. Io sono un tipo che non si accontenta di arrivare alla fine ma voglio arrivare davanti e attualmente non sono in grado di farlo.
Adesso resto fermo qualche settimana facendo le terapie del caso per poi ripartire con gli allenamenti per difendere il titolo al meglio a Phuket in Dicembre.
Purtroppo questa è l’unica maniera per guarire…il riposo!
Massimo